Ora che mi sto per laureare, accade sempre più spesso che parenti e amici mi chiedano cosa voglio fare "da grande" (generalmente i non laureati, quelli che hanno passato questo momento sanno benissimo che non son domande da fare, almeno prima della discussione).
Quando rispondo loro che non vorrei rimanere a casa, nel mio paesino, mi guardano un po' straniti.
"Ma come, le radici, casa tua,...".
A volte anch'io mi chiedo se non sia meglio almeno provare a cercare qualcosa di interessante qui. Dopotutto la mamma ha bisogno di qualcuno vicino e vuoi mettere la comodità?
Poi accade che rimango una settimana a casa. E non si tratta di quelle settimane durante le quale tornano tutti gli amici sparsi per il mondo, dove ci sono un sacco di cose da fare e un sacco di persone interessanti con cui parlare. No, parlo di una di quelle settimane standard, normali. Talmente normali che potrebbero tranquillamente diventare le "MIE" settimane, in futuro.
Durante questa settimana mi capita di parlare con un po' di gente, e di sentirne altra, al bar, al supermercato,...
Tre episodi mi hanno ricordato il perché non voglio restare qui.
1- Ragazzo (laureato, tra l'altro) che, durante una discussione sulla sicurezza nelle città afferma: "Questo non è razzismo, sono loro che son musulmani". Beh, iniziamo bene...
2- Due giovani operai, al bar, che, vedendo un servizio al tg che parlava delle condanne agli sbirri per i pestaggi di Genova affermano: "Va ben manifestare, ma a un certo punto i dovaria spararghe alle gambe a quei rossi li". Il suo amico gli risponde prontamente, per smorzare i toni "Ma perché alle gambe? Bisognaria spararghe in testa!". Il tutto seguito da una risata generale dei presenti. Benvenuto nel ricco e tollerante nord-est!
3- Signora cinquantenne al supermercato parla con la cassiera.
Cassiera: "Sai ho avuto l'influenza, tre giorni di ffebbre a 38, ma non sapevo cosa fosse..." Signora: "Eh te ghé rason, con tutti i stranieri che ghe xé, non te poi mia savere che malattie che i porta!"
Chiedetemi ancora perché me ne voglio già andare, ancor prima di essere tornato definitivamente!
Quando rispondo loro che non vorrei rimanere a casa, nel mio paesino, mi guardano un po' straniti.
"Ma come, le radici, casa tua,...".
A volte anch'io mi chiedo se non sia meglio almeno provare a cercare qualcosa di interessante qui. Dopotutto la mamma ha bisogno di qualcuno vicino e vuoi mettere la comodità?
Poi accade che rimango una settimana a casa. E non si tratta di quelle settimane durante le quale tornano tutti gli amici sparsi per il mondo, dove ci sono un sacco di cose da fare e un sacco di persone interessanti con cui parlare. No, parlo di una di quelle settimane standard, normali. Talmente normali che potrebbero tranquillamente diventare le "MIE" settimane, in futuro.
Durante questa settimana mi capita di parlare con un po' di gente, e di sentirne altra, al bar, al supermercato,...
Tre episodi mi hanno ricordato il perché non voglio restare qui.
1- Ragazzo (laureato, tra l'altro) che, durante una discussione sulla sicurezza nelle città afferma: "Questo non è razzismo, sono loro che son musulmani". Beh, iniziamo bene...
2- Due giovani operai, al bar, che, vedendo un servizio al tg che parlava delle condanne agli sbirri per i pestaggi di Genova affermano: "Va ben manifestare, ma a un certo punto i dovaria spararghe alle gambe a quei rossi li". Il suo amico gli risponde prontamente, per smorzare i toni "Ma perché alle gambe? Bisognaria spararghe in testa!". Il tutto seguito da una risata generale dei presenti. Benvenuto nel ricco e tollerante nord-est!
3- Signora cinquantenne al supermercato parla con la cassiera.
Cassiera: "Sai ho avuto l'influenza, tre giorni di ffebbre a 38, ma non sapevo cosa fosse..." Signora: "Eh te ghé rason, con tutti i stranieri che ghe xé, non te poi mia savere che malattie che i porta!"
Chiedetemi ancora perché me ne voglio già andare, ancor prima di essere tornato definitivamente!

