lunedì 27 agosto 2012

cambiamenti?

Ho spostato il blog all'indirizzo danieledepretto.wordpress.com. Magari torno qui, più avanti, magari lo chiudo. Sapevatelo.

martedì 21 agosto 2012

Essere donna oggi?

Gentili lettori, riporto di seguito alcuni stralci di un post intitolato “Aborto & stupro, mito e realtà di un caso limite”, con alcune brevi considerazioni a lato.
Per evitare che mi si accusi di aver estrapolato e decontestualizzato le frasi, qui potete leggere il testo integrale.



… polemica risulta alimentata dalle parole del candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mitt Romney,...
Iniziamo male: queste dichiarazioni sono state fatte dal senatore repubblicano Akin, collaboratore del candidato alla vicepresidenza, non da Romney stesso, ma questo è il minimo...
...che – interpellato sull’argomento – ha espresso la propria contrarietà all’aborto procurato anche qualora esso fosse conseguenza di una violenza sessuale, specificando che si tratta di un «fatto decisamente raro»
Akin non ha detto solo questo, ma anche che "In caso di stupro vero e proprio, il corpo femminile può fare in modo di evitare la gravidanza...". Questo l'hai tralasciato, forse perché sarebbe sembrata fin da subito una boiata pazzesca?
Ora, tralasciando la dimensione morale della questione – che riprenderemo più avanti – è opportuno chiederci: Romney ha ragione oppure, come suggeriscono in molti, si è reso autore di una imperdonabile papera? Se consideriamo i dati scientifici a nostra disposizione, possiamo vedere come il tasso di correlazione tra stupro e gravidanza sia effettivamente basso, anzi bassissimo: il 5% [3]
Questo significa che nel 95% dei casi, cioè quasi sempre, ad una violenza sessuale non segue una gravidanza.
E qui inizi a sparare le tue cartucce migliori: solo il 5% degli stupri finisce con una gravidanza. Sarà che sei per la castità pre matrimoniale e per il sesso solo finalizzato alla procreazione, ma secondo te qual è la probabilità che un normale rapporto sessuale completo, senza tener conto dell'ovulazione (gli stupratori generalmente non credo si informino di ciò), porti alla gravidanza? Il 5% è una percentuale decisamente generosa, dai dati che ho trovato è tra l'1% e il 3%. (e poi, in base a cosa gli spermatozoi dello stupratore si dovrebbero comportare in modo diverso da quelli di un partner durante un rapporto consensuale?)
A questo punto è d’obbligo una parentesi: se i motivi per cui si fa ricorso all’aborto procurato riguardano solo nell’1% dei casi donne che hanno subito una violenza, coma mai ogni volta che si intende discutere – anche solo discutere – la possibilità di rendere illegale questa pratica, si finisce inevitabilmente per dibattere sulla casistica, assai rara, della gravidanza post-stupro? Il sospetto, ma è ben più di un sospetto, è che l’immancabile concentrarsi su questo caso limite altro non sia che un trucco dialettico abortista per chiudere in fretta e furia – e senza validi argomenti - qualsivoglia dibattito in materia di aborto.
Ed ecco che passiamo al tuo pezzo forte, la retorica anti-abortista!
Ma quindi ha ragione Akin, quelle che rimangono incinte post stupro in fondo un po' se lo meritano, altrimenti, “caso di stupro vero e proprio, il corpo femminile può fare in modo di evitare la gravidanza..”
Lo confermano alcune ricerche, che attestano come non più della metà delle donne incinte dopo una violenza scelga di ricorrere all’aborto volontario
Non più della metà di un numero bassissimo, quasi insignificante, è per forza anch'esso bassissimo, quasi insignificante...
Oltretutto, sorvolando ancora sulla dimensione etica, c’è da dire che un aborto rappresenta a tutti gli effetti una violenza sulla donna: mortalità materna dopo un aborto volontario è tripla rispetto a quella seguente ad un parto.
E qui non c'è niente da obiettare...anche se comparare la mortalità di aborto volontario e parto non mi pare proprio azzeccato. Compariamo i tassi di mortalità di aborti clandestini con quelli ospedalieri?
Dunque consigliare un aborto dopo la violenza dello stupro significa di fatto proporre altra violenza ad una donna già gravemente provata e che, come suggeriscono gli esempi che abbiamo ricordato poc’anzi, se aiutata concretamente terrà il suo bambino.
Io considero una violenza forse maggiore il provare a far sentire in colpa una donna perché pensa di abortire. È già una scelta abbastanza dolorosa, perché renderla ancora peggiore?
Tra l'altro, dopo aver letto questa frase, inizio a leggere tra le righe un paragone agghiacciante... forse chi scrive considera forme di violenza simili uno stupro e la decisione di abortire?
Quindi l’aborto in caso di stupro si conferma, rispetto a quanto dicevamo poc’anzi, una immensa ingiustizia che in nulla risarcisce la vittima della violenza sessuale, anzi: ne è una seconda.
Probabilmente il mio dubbio era fondato...















domenica 19 agosto 2012

Tra i monti...

 I paesaggi



 

Il meritato riposo

 Nuove amicizie


Le atlete

venerdì 10 agosto 2012

Sentire le voci

Allora, sei pronto per andare a trovare Alice al rifugio Fanes?
Piano, piano...è stata la prima uscita dopo molto tempo, ho camminato di più stamattina che negli ultimi due mesi, credo...
Si, vabbè, ho capito, ti dico che sei stato bravo e la smetti. Io però ti ho chiesto un'altra cosa. Ce la puoi fare?
Va bene, non scaldarti, non è necessario... 
E allora?
E allora non lo so, ho fatto fatica, molta, è andata meglio di quello che credevo, ma...
Ma cosa?
La ferita non l'ho praticamente sentita, salendo, però il fiato sì, quello mancava, e la prima mezzora è stata proprio dura... le gambe non so, lo capirò domani, però...
Però?
C'è un'altra cosa, oltre alla ferita che ha risposto bene, al fiato che era quello che era, e alle gambe un po' dure...
Cosa?
Beh, quando son arrivato in cima ero stanco, ma di testa avrei potuto farne altrettanta, di salita, tanto era il nervoso, la tensione, che avevo accumulato negli ultimi mesi...
E con ciò?
Con ciò posso dirti che ne avevo proprio bisogno, dovevo scaricare la tensione di questi mesi, e poi ho vinto una sfida con me stesso, non ero mica così sicuro di farcela...
Ok, dai, non ricominciare, te l'ho già detto che sei stato bravo, ora basta.
Scusa, sei tu che mi hai fatto una domanda...
Già, e tu non mi hai risposto.
Mi spiace.
Anche a me. Però son contento, proprio contento per te.
A sinistra.

 Il fascio. Di luce.

Vene e venature?
 Riscoprire le proprie radici

Madonna con bambino. Aspetta, dove è scappato? E san giuseppe è o non è leggermente diverso dalle rappresentazioni classiche?

mercoledì 25 luglio 2012

Convalescenza: istruzioni

Convalescenza è quando la persona che ti vede nudo più spesso è un'infermiera, oppure tua madre;
quando spendi più soldi in farmacia che al bar;
quando scopri di sentire dolore in posti che non sapevi di avere.
Inizia a finire quando sostituisci il toradol con le birrette.

Convalescenza è uscire per la prima volta in un mese e pensare "cazzo mi perdo ncis".
Convalescenza è darsi nuovi obbiettivi:
rimanere seduti ogni giorno un minuto in più,
fare le scale,
guidare,
raggiungere posti nuovi,
conoscere meglio qualcuno.
Convalescenza è anche conoscere meglio se stessi.

Convalescenza è arrivare a dire "grazie di tutto dottore, spero di non rivederla più".
Convalescenza è vivere un fallimento, e nel dolore, nonostante il dolore, superarlo,
e sorridere, finalmente.
Convalescenza è fare nuovi progetti, e non vedere l'ora di realizzarli.
Convalescenza è una cosa da maneggiare con cura, con attenzione,
ringraziando chi ti sta vicino senza farti sentire invalido,
è essere pallidi nonostante il sole di luglio.
Convalescenza è aspettare di smettere di esserlo.

lunedì 23 luglio 2012

Piccola etnografia quasi non più convalescente

"Lei è quasi completamente guarito".
Con queste parole, dopo quaranta giorni, e quaranta notti, i medici mi han fatto una delle ultime medicazioni. 
Si intenda, con ultime medicazioni vogliono dire che per un po' non me le faranno più loro, saranno in ferie, il mese di agosto.
Lei è quasi completamente guarito, si diceva. In quel "quasi" ci sta dentro, nell'ordine più gradito al lettore: l'impossibilità di fare una corsa, una doccia fatta bene, un bagno al mare. Stravaccarsi su una poltrona, senza attenzione, senza ritegno. Saltare, sedersi a gambe incrociate su un prato. 
Quasi solo questo, oramai. Sono vittorie non da poco.

giovedì 19 luglio 2012

Brave dottoresse!



e bravi tutti...











Riprendiamo i comunicati. Piccola etnografia convalescente IV. Il disgelo.

La convalescenza procede per il meglio. Il dolore se n'è andato, la ricostruzione dei tessuti avanza. Molto curioso, e già noto, ma viverlo su se stessi è un'altra cosa, il fatto che i tessuti si "ricordino" quanto devono crescere. Un esempio semplificato aiuta: vi tagliano via un pezzo di carne, mettiamo caso vicino al coccige, un posto come un altro. I medici decidono si effettuare la guarigione per seconda intenzione, modo elegante per dire "lasciamo che si chiuda da sola". Parte allora un processo chiamato granulazione che riempie le pareti della ferita partendo dal fondo, lentamente, piano piano. La cosa che più diverte è che questi tessuti sanno quando fermarsi, hanno inscritto all'interno del loro patrimonio genetico la forma che deve assumere il mio corpo, si "ricordano" come ero prima dell'intervento e cercano di rifarmi uguale.
Cacchio, io mi dimentico qualsiasi cosa, e le mie piccole cellule si ricordano così bene di me, tanto da riuscire a ricreare una copia quasi identica! Brave cellule, se non ci foste state voi non avrei saputo come fare!

P.S. Ho guardato un filmato su youtube di un intervento come il mio, consigliatomi dal caro dott. Paulinho. Prima considerazione. Quello del chirurgo è forse il meno "nobile" dei lavori considerati importanti. In sala operatoria si può osservare il giusto mix tra il lavoro di un apprendista macellaio e quello di un sarto. Poi certo, ha la responsabilità della vita di una persona, ma per il resto è un lavoraccio. Seconda considerazione-colpo di scena. Dopo venti minuti di video, un colpo di scena. L'intervento non era esattamente come il mio, quindi la parte conclusiva era differente. Mannaggia, non ne cercherò uno uguale...

martedì 3 luglio 2012

Interruzione momentanea delle trasmissioni

La qualità di una convalescenza peggiora fortemente quando, per parlar fuori di metafora, oltre al culo ti fa male il cuore.

sabato 30 giugno 2012

Piccola etnografia convalescente III

Tempo di cura/tempo di vita La convalescenza è più dura del previsto: i miglioramenti sono pressoché nulli, o perlomeno così lenti da apparire quasi impercettibili. "Sentirai dolore solo durante le prime medicazioni"  la rassicurazione del medico. Aveva parzialmente ragione: le prime medicazioni sono state molto più dolorose delle seguenti. C'è una piccola nota da aggiungere, però. Le medicazioni sono due o tre a settimana, durano venti minuti, facciamo un paio d'ore col difficile viaggio in auto in posizione non cristiana e il tempo nel corridoio adibito a sala d'attesa. E le restanti venti ed oltre ore al giorno? Non sembrano essere contemplate dalle procedure mediche, ho l'impressione che siano considerate solo il tempo t necessario a far evolvere (sempre che loro ce la vedano questa evoluzione) la ferita tra una medicazione e la successiva.  Per i medici in ascolto: un paziente è tale fino a completa guarigione o solo finchè si trova fisicamente sul lettino delle medicazioni? Altra questione rilevante: il linguaggio, o meglio il conflitto tra linguaggio specialistico e quello comune.  "Dottore, volevo chiederle come procede il processo di granulazione, quali sono i tempi per la rimarginazione della ferita? E quali sono le dimensioni della ferita? Mi ha tolto i punti durante la medicazione?"  "I tempi non li so, però hai una bella TANA, ci vorrà un po'. Di punti te ne ho tolto qualcuno..." Allora, per prima cosa non sono analfabeta. Tu sei lo specialista, e usi un linguaggio da specialista, se poi non capisco ti chiedo chiarimenti. In base a cosa dai per scontato che io non possa capire? 

A margine, per riappropriarmi del tempo di vita che è decisamente lungo da far passare, tra una medicazione e l'altra, i film che sto guardando, in prima o seconda visione.

Intouchables (Francia, 2012, 112') visto in francese, notevole, nonostante alcuni scambi ricchi di slang che non ho capito. Da vedere. Come affrontate disabilità, razzismo e differenze di classe in modo leggero ma intenso, senza troppa retorica buonista.

Il primo respiro (Francia, 2007, 93') bel documentario sul parto, con interessanti spunti sui tratti culturali di un atto, quale il parto, universale a tutti i popoli. Imbarazzanti le donne(inevitabilmente yankee) che scelgono di partorire in una vasca coi delfini, così come quella che decide di partorire senza aiuto medico affermando che la donna possiede istintivamente le nozioni necessarie per farlo, e poi rischia di lasciarci le penne.

Una lunga domenica di passioni (Francia, 2004, 132'). Bel film, se piace Jean-Pierre Jeunet. E a me piace. Monumentale Audrey Tatou, molte citazioni da ricordare.

Paura e delirio a Las Vegas (USA, 1998, 104'). Molta droga, poca trama. Personaggi strutturati in modo impeccabile, follia tipica di Gilliam, anche se non il suo miglior film. Capisco perché a 28 anni non l'avevo ancora visto.

The ladykillers (USA, 2004, 104'). Bel film dei fratelli Coen, con spunti fantastici e personaggi portati al limite, più comico di altri, sontuoso Tom Hanks, visto in italiano, forse meglio in lingua originale.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Italia, 1970, 112'). Un film in seconda visione, ma sempre notevole. Gian Maria Volontè non lo si può nemmeno commentare, splendido. Ha 42 anni, ma sempre attualissimo.